OSAKA 2019 E LA”LEZIONE” DI PUTIN

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Aveva cominciato il padrone di casa, Shinzo Abe (il leader del governo giapponese che ha ospitato per qualche giorno a Osaka i leaders dei venti maggiori paesi al mondo): “il malcontento popolare che è emerso a causa della globalizzazione ha dato vita a un più duro confronto politico”. E inoltre: “attribuisco grande importanza alla situazione attuale del commercio mondiale. Il mondo sta aspettando di vedere in quale direzione procederanno i leaders del G20. È tempo di comunicare un messaggio forte per il mantenimento e il rafforzamento di un sistema globale di scambi commerciali liberi, equi e non discriminatorii”.

 

Xi Jimping poco prima di incontrare Trump ha anche accusato i Paesi più sviluppati di comportamento protezionista che rischia di “distruggere il sistema globale degli scambi commerciali… impattando sugli interessi comuni delle nazioni e… ponendo un’ombra di rischio sulla pace e sulla stabilità del mondo”.

U.S.A. E CINA: ACCORDO FATTO

Trump dal canto suo ha riferito di essere “molto soddisfatto” dell’esito degli incontri a Osaka e della tregua che ne è scaturita nella guerra commerciale con la Cina. Il mondo intero al riguardo ha tirato un sospiro di sollievo anche se il Presidente americano ci tiene a far sapere che non ha fretta di chiudere un accordo che non sia di “grande qualità”. Più che vincere la guerra commerciale insomma, lui si aspetta di riuscire a “vincere la pace” che ne seguirà. Un obiettivo comprensibile, anche se tutti si rendono conto del fatto che ciò, guarda caso, coinciderà con l’inizio del 2020, cioè con l’avvio della campagna elettorale per la sua rielezione a Presidente.

Ovviamente quasi tutti i leaders presenti al G20 in un modo o nell’altro nell’esprimere le loro preoccupazioni e raccomandazioni si rivolgevano al più importante dei convitati: il presidente degli Stati Uniti d’America. Ma Vladimir Putin lo ha fatto in un modo originale: andando a scavare sulla validità del modello culturale prevalente in occidente, sull’attualità delle sue dottrine economiche e sulla decadenza dei suoi costumi sociali.

LA “LEZIONE DI PUTIN”

Mentre la propaganda dei media lo accusa di fomentare i partiti populisti che in molte parti del mondo stanno prendendo il sopravvento, il Presidente della Federazione Russa ha inteso utilizzare il palcoscenico del G20 per uscire il più possibile dall’isolazionismo nel quale era stato cacciato dalle sanzioni per la Crimea, l’Ucraina e l’intervento in Siria. E sembra proprio esserci riuscito con un pacato discorso sulla decadenza dei valori occidentali.

In particolare però è il liberismo di mercato l’argomento sul quale ha costruito la sua tesi più brillante, affidando il messaggio ad un’intervista resa al Financial Times, il più importante quotidiano finanziario della Gran Bretagna, sua acerrima rivale politica. Averlo imposto a qualsiasi costo nei paesi emergenti ha generato una serie di conseguenze negative -afferma Putin- scatenando una corsa senza senso alla globalizzazione più selvaggia, eradicandovi il pluralismo degli usi, dei costumi e dei mestieri e finendo con il conferire uno strapotere fuori misura alle maggiori “corporations” globalizzate che impongono con le loro disponibilità finanziarie il collasso di quasi tutte le altre imprese nel mondo.

Il risultato è un sentimento diffuso nel mondo di ribellione a tutto ciò, di rivalsa politica sulla disfatta economica generata dalla convinzione che il “lasciar fare” alla “mano invisibile del mercato” costituisca la ricetta migliore di ogni politica economica. Putin si oppone a questo modo di pensare, affermando che il “non fare nulla” da parte degli stati nazionali spesso costituisce una pessima idea, travalicando quel principio originario di libera concorrenza che schiacciava i margini e imponeva innovazioni.

Secondo Putin la richiesta di rinnovamento politico che ne è conseguenza si è sparsa in Europa (con i gialloverdi in Italia, il partito della LePen e i Gilet Gialli in Francia, il partito di Orban in Ungheria) e come in Gran Bretagna, in America e nello stesso Giappone. La gente vuole essere rassicurata e vuole evitare di ritrovarsi sradicata dal lavoro e invasa dai migranti.

Oggi -conclude il Presidente russo, il problema principale dei paesi più evoluti è quello di riuscire a creare adeguati “cuscinetti sociali” a protezione delle categorie più deboli, che a causa dello stravolgimento dell’industria tradizionale perdono lavoro e sicurezza sociale. Senza che la politica si impegni a fondo nell’economia secondo Putin la transizione rischia di trasformarsi in una landa selvaggia, piena di vittime e di danni collaterali.

Difficile dargli torto di principio, se non stando a vedere quanto gli riuscirà di combinare di buono anche a casa propria, dove ovviamente non tutto fila liscio come lui vorrebbe.

Dopo questo vertice tuttavia gli osservatori riconoscono che il panorama geopolitico globale ne viene fuori tutto sommato rasserenato e moderatamente ottimista: tutti i leaders sembrano aver mutuato da Trump, Putin e Xi l’approccio relativamente conservatore, moderato e dedito al dialogo costruttivo che essi si sono sforzati di assumere.

LE CONSEGUENZE IN TERMINI ECONOMICI E FINANZIARI

Ora che un passo avanti verso la coesione internazionale è stato fatto, non resta che cercare di evitare tutti insieme che l’economia globale possa ricadere in recessione e che la minaccia del riscaldamento globale possa essere affrontata con maggiore coesione. Serviranno inevitabilmente politiche fiscali espansive e spese infrastrutturali straordinarie, non senza qualche mugugno quà e là da parte di chi -probabilmente sbagliandosi- teme che tali stimoli si traducano presto in nuove fiammate inflazionistiche. da parte di chi -probabilmente sbagliandosi- teme che tali stimoli si traducano presto in nuove fiammate inflazionistiche.

Tuttavia le premesse per un po’ di ottimismo ci sono e, a meno di nuove sorprese negative, i mercati finanziari nelle prossime settimane non mancheranno di sottolinearlo, mentre si moltiplicano le probabilità che i tassi d’interesse scendano ancor più sotto zero. Una situazione non ideale in generale, ma molto propizia a tagliare gli oneri dei debiti pubblici in un momento storico che li vede accrescersi a dismisura.

Certamente, con le borse valori sempre più in alto, anche i rischi di un loro tonfo (o quantomeno di maggior volatilità) si moltiplicano. Ma al mondo -si sa- di certezze ve n’è solo una, ed è meglio pensare ad altro!

Stefano di Tommaso