LA RIMONTA DEL BITCOIN

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È strano: nessuno ne parla, ma la valuta “crypto” per eccellenza ha recuperato in pochi mesi tutte le sue perdite per avvicinarsi ai massimi storici: cosa sta succedendo? E perché? Proviamo a scoprirlo insieme.

 

In parte la spiegazione è relativamente semplice: se questo è il momento del “de-basing” delle valute (il loro svuotamento di valore dovuto all’importante incremento di facilitazioni monetarie da parte delle banche centrali) allora in teoria tutti i beni rifugio, nessuno escluso, stanno tornando in cima alle preferenze degli investitori in questo momento di grandissima incertezza.

Chiaro, no? Ebbene la risposta invece è molto più articolata e complessa, perché se fosse stato così fin dall’inizio allora già dal 2013 in poi il Bitcoin avrebbe polverizzato ogni record. Per comprendere meglio però di cosa stiamo parlando occorre fare due parole sulla natura della criptovaluta e sulla sua storia recente.

Con il BitCoin innanzitutto è stata rilasciata gratuitamente al mondo intero la tecnologia di certificazione delle transazioni più diffusa al mondo: la Blockchain. Il fatto che nessuno abbia la possibilità di manomettere o manovrare la circolazione e la certificazione della valuta ne ha proiettato un’aura idealistica e libertaria, ma il pericolo che ingenti somme di denaro possano muoversi con il Bitcoin in forma anonima e senza alcun controllo ne ha provocato rigetto da parte di varie autorità monetarie nelle principali economie del mondo. Poi la Banca Centrale del Giappone (2017) ha fatto la prima mossa, accettandola come mezzo alternativo di pagamento e decretandone l’impennata delle quotazioni.

All’epoca tuttavia era soprattutto in Cina che il Bitcoin aveva trovato la sua massima attrattiva perché in quel paese i movimenti di capitale sono sempre stati rigidamente controllati. Il Bitcoin era divenuto la modalità legalizzata di esportare capitali ed è per questo motivo che a un certo punto è stato di fatto impedito al sistema bancario di convertire capitali cinesi in Bitcoin. Cosa che ha comportato un’inevitabile discesa delle sue quotazioni fino al minimo della fine del 2018 (un anno dopo il massimo storico).

Poi è intervenuta una ripresa delle quotazioni intorno ai 10mila dollari e lunga fase “laterale” di galleggiamento fino ai nuovi minimi all’epoca del “sell-off” dovuto alla prima ondata della pandemia, a primavera. Da quel momento in poi le quotazioni hanno vissuto una costante ripresa fino alla scorsa settimana, quando il Bitcoin ha superato i 16mila dollari.

Oggi sembra proprio il continente asiatico e in particolare la Cina dove la domanda di Bitcoin è tornata ad essere più forte e addirittura oggi la China Construction Bank (la seconda al mondo per dimensioni) sta lanciando un programma di emissioni di titoli obbligazionari per 3 miliardi di dollari che può essere sottoscritto anche in Bitcoin! Un episodio che potrebbe non restare isolato e che potrebbe fare spazio ad un maggior investimento in Bitcoin da parte degl’investitori istituzionali.

Tutto sommato quindi stavolta il rialzo impetuoso del Bitcoin appare meno speculativo e più fondato su fattori reali, i quali farebbero perciò pensare che la sua corsa possa non fermarsi ancora una volta.

Stefano di Tommaso