LA BOLLA A.I. STA SCOPPIANDO ?

Il mese appena iniziato si avvia nel vortice di una crescente instabilità di fondo: lo scenario macroeconomico sembra devastato da una sfiducia di fondo degli investitori che non si vedeva da parecchio tempo e che ha mostrato il suo profilo iniziale con la rotazione in corso dei portafogli dall’investimento azionario verso quello in titoli a reddito fisso, i cui rendimenti sono di conseguenza discesi nelle ultime settimane. Il calo dei tassi a lungo termine potrebbe far pensare ad un ritorno alla normalità dei mercati finanziari, ma forse non è così semplice: con l’acquisto di titoli a reddito fisso gli investitori oggi stanno semplicemente scegliendo le opzioni meno rischiose dal momento che lo scenario “macro” sembra davvero preoccupante.
I motivi sono principalmente tre:
- la crisi di fiducia relativa al debito americano quasi senza precedenti (e stavolta non soltanto quello pubblico bensì anche quello “corporate”) che in parte deriva dall´epocale scontro politico in corso e dal rischio che nei prossimi due anni l´America non potrà fare molto per cambiare le cose. Questo significa che il deficit pubblico non potrà che aumentare e che probabilmente il debito pubblico dovrà tornare a offrire rendimenti superiori;
- la crisi geopolitica in Medio Oriente e la possibile ripresa delle ostilità che rischia di far lievitare oltre ogni logica la spesa militare per supportare la politica aggressiva di Israele e che rischia di rovinare ineluttabilmente i tentativi di pacificazione nei confronti di quasi tutto il resto del mondo, ma con particolare danno all´Europa, che potrebbe pagare a carissimo prezzo linflazione ulteriore che ne deriverà e la scarsità di forniture energetiche;
- il possibile impatto sul costo dell’energia e sull’inflazione potrebbe avere conseguenze sulla liquidità dei mercati finanziari (i quali si posizioneranno in tal caso in ulteriore modalità “risk-off”) e potrebbe portare ad una rivisitazione degli investimenti correlati ai data-center e alle società che dovrebbero farsi carico delle infrastrutture programmate per lAI, cosa che rischia di ridimensionare pesantemente le capitalizzazioni di borsa delle cosiddette “Hyperscaler”.
Se dunque i grandi gestori di patrimoni stanno scegliendo un profilo di rischio più limitato occorre chiedersi quanto tempo le borse terranno botta prima di ridimensionare anch´esse le loro quotazioni. Ma il vero problema sembra essere il motore delle recenti galoppate delle borse di tutto il mondo, e in particolare di quella americana: l´AI e tutti gli operatori che hanno fino ad oggi costruito profitti e aspettative sui giganteschi investimenti che essa sta trainando.

Ma l´AI non soffre soltanto dell´incremento del costo dell´energia, bensì di una nuova propria crisi di credibilità le cui radici sono molto più profonde: agli investimenti già programmati per lo sviluppo delle applicazioni legate all´A.I.(di per sé elevatissimi) si aggiungono tutti quelli infrastrutturali che non sono previsti nelle strategie delle grandi multinazionali ipertecnologiche perché dovrebbero sostenerli le pubbliche amministrazioni o comunque qualcun altro, ma che risultano ugualmente necessari affinché la filiera produttiva legata all´A.I. possa esplicare tutte le sue potenzialità. E già soltanto quelli delle prime tre sono probabilmente divenuti davvero troppi:

Perciò i dubbi che si stanno ponendo i mercati in questo momento sono due: da un lato se tutti questi investimenti porteranno un flusso atteso positivo di cassa (al momento le grandi Hyperscaler bruciano cassa e se il costo del debito cresce troppo la loro profittabilità è meno probabile)

e dallaltro lato se l’offerta globale di capitali e finanziamenti che gli investitori metteranno a disposizione per sostenere tutti gli investimenti previsti sarà sufficiente a soddisfarne la domanda, dal momento che nell’ultimo anno sono stati sostenuti quasi solo dal debito:

Non a caso le migliori performances degli ultimi giorni a Wall Street le hanno fatte i titoli che non sono coinvolti con l´AI trade (come si può ben vedere nel grafico qui sotto riportato) ma questo è successo perché in circolazione c ´è ancora molta liquidità.

Se l´inflazione dovesse proseguire la sua corsa (e questo dipende quasi soltanto dalle tensioni geopolitiche mediorientali) e le banche centrali dovessero attuare politiche monetarie più restrittive il quadro peggiorerebbe parecchio.
La crisi di fiducia degli investitori circa la sostenibilità dei debiti pubblici peraltro rischia di estendersi a tutto il resto del mondo, man mano che il costo del debito sale e che questo non dovesse venire controbilanciato da una adeguato sviluppo economico, come ad esempio sta accadendo in Europa, la cui crescita appare vicina allo zero, ma che al tempo stesso affronta un rialzo del costo del debito pubblico:

Si configura così per l´Eurozona uno scenario di effettiva stagflazione accompagnata da tensioni sul debito sovrano, potenzialmente più problematico di una recessione tradizionale perché l´inflazione impedisce alle banche centrali la più ovvia delle manovre di contrasto in caso di stagnazione: l´allentamento della politica monetaria.
Difficile dire però se l´attuale tendenza al ribasso delle borse (che non ha toccato sinora quelle europee) potrà proseguire a seguito della maggior prudenza degli investitori e della preferenza per l´investimento obbligazionario. Probabilmente molto dipenderà dalla situazione geopolitica complessiva e dalle possibili conseguenti variazioni del prezzo dell´energia.

Stefano di Tommaso























