“CRIPTOFOBIA”

Le quotazioni delle criptovalute sono in caduta libera? Difficile fare pronostici ma l’elevata volatilità delle quotazioni ha fatto si che il mercato finanziario registrasse scosse potenti di assestamento che hanno contribuito a diffondere un certo scetticismo sul valore intrinseco di questa “asset class”. Tra le motivazioni principali: il rischio che l’inflazione si riprenda, che i tassi tornino a salire e che la liquidità defluisca rapidamente, soffocando la radice primaria delle valutazioni delle divise digitali.

IL SELL-OFF
La settimana scorsa i mercati finanziari hanno sofferto una pesante sfiducia da parte degli investitori. Le borse sono scese e la maggior parte di coloro che avevano scommesso sulla tenuta delle quotazioni ha dovuto prendere atto del calo generalizzato dell’entusiasmo. Le buone notizie che arrivano dal mercato del lavoro negli USA hanno per assurdo pesato più di quelle cattive nel determinare i ribassi, dal momento che sembra sia diventato più difficile che la banca centrale tagli ancora il costo del denaro o, meglio, che possa abbracciare nuovamente politiche monetarie espansive.
LA VITTIMA PIÙ ILLUSTRE È IL BITCOIN
Il vero e proprio crollo delle quotazioni però l’ha registrato il Bitcoin (la più diffusa tra le cripto valute e l’unica che può vantare un fondo di investimento a lei dedicato quotato a Wall Street) con un calo più rapido e sanguinoso dallo scorso Aprile, scendendo lo scorso Venerdì fino a 78.000 dollari. Dal picco dell’Ottobre 2025 (126mila dollari) il Bitcoin è perciò sceso di oltre il 30%. Anche le altre cripto valute sono scese in misura simile. La pubblicazione di dati positivi sull’ occupazione e la riluttanza della Federal Reserve a tagliare i tassi di interesse a dicembre hanno infranto le speranze di una politica monetaria più indulgente, trasformando l’ottimismo in paura.

I RISPARMIATORI FUGGONO
A ottobre, l’open interest sui future su Bitcoin ha raggiunto i 94 miliardi di dollari, per poi scendere del 43%. Le vendite automatizzate ne hanno eroso la liquidità, spinte anche dalla speculazione che la Federal Reserve si sarebbe vista costretta a ripristinare i depositi per le posizioni più speculative. L’indice di “paura” per le cripto valute ha toccato i minimi dell’anno, con la capitalizzazione totale del mercato delle cripto valute calata di 161 miliardi di dollari (quanto una decina di manovre finanziarie del nostro governo).

IL RISCHIO DI CALO DELLA LIQUIDITÀ
La causa primarie della crisi di fiducia nelle cripto valute risiede nel crollo delle aspettative di taglio dei tassi a Dicembre della Federal Reserve (fondamentali per un investimento che non produce reddito) ma ancor più dipende dal rischio di svendita dei titoli tecnologici nel Nasdaq, cosa che contribuisce a ridurre la liquidità dei mercati finanziari.

QUAL È IL VALORE INTRINSECO ?
L’elevata volatilità del prezzo Bitcoin è legata al fatto che il suo valore di mercato non riflette quello di alcun elemento tangibile sottostante e non è gestito (o difeso) da alcuna istituzione finanziaria. Esso dipende perciò unicamente dall’equilibrio tra domanda e offerta.
LA VICENDA DI MICRO STRATEGY (MSR)
Sulla vicenda delle quotazioni di cripto valute pesa poi il caso Strategy, grande società quotata a Wall Street attraverso la quale passava una grande mole di acquisti cripto: le richieste di liquidazione da parte degli investitori che se ne erano avvalsi di Strategy si sono fatte sempre più pressanti nel corso della settimana e il titolo ordinario della società è precipitato di quasi il 70% rispetto al picco dello scorso anno, mettendo in discussione – per alcuni – la capacità dell’azienda di continuare a soddisfare i propri impegni. Nel corso del 2025, Strategy aveva fatto affidamento sull’emissione di azioni privilegiate perpetue come principale veicolo di finanziamento per gli acquisti di bitcoin, utilizzando principalmente l’emissione di azioni ordinarie at-the-market (ATM) per coprire gli impegni assunti sui dividendi (tra l’8% e il 10,5%) sulle azioni privilegiate. Con buona probabilità si è trattato in definitiva dell’ennesimo schema Ponzi (o Madoff), insomma.

MOLTIPLICATORI TROPPO ELEVATI TOLGONO LIQUIDITÀ AL MERCATO
I mercati finanziari in generale però non se la passano benissimo perché è diffusa la percezione che i massimi storici raggiunti dai multipli dei profitti nel corso del 2024 e 2025 saranno difficilmente replicabili negli anni successivi al prossimo (dei quali non si ha visibilità): l’indice globale MSCI ALL COUNTRY è a 19 volte gli utili attesi dei prossimi 12 mesi e l’indice SP500 di Wall Street supera le 23 volte (cioè oltre il 30% sopra la media degli ultimi 20 anni), con le quotazioni dei titoli del NASDAQ che superano le 30 volte gli utili (molto sotto i picchi della bolla delle “dot.com”.

I PROFITTI SEGUITERANNO A CRESCERE ?
Le principali banche d’affari prevedono per la fine del 2025 una crescita media dei profitti dell’11% rispetto all’anno precedente e del 10% per la fine del 2026. Il punto è che i multipli citati incorporano già queste aspettative e che dunque per alimentare multipli di valore così elevati dovrebbero esserci prospettive ulteriormente in crescita per gli anni a seguire. Ma soprattutto si tratta della cosiddetta “media del pollo” di Trilussa: oggi quasi il 30% del valore dell’indice SP500 è rappresentato dalla capitalizzazione di borsa dei titoli tecnologici, contro l’11% di dieci anni fa.
Elevati multipli di borsa comportano peraltro limitati flussi di cassa rispetto ai valori di capitalizzazione e, in assenza di elevate prospettive di accelerazione dei profitti per gli anni successivi, la liquidità di mercato (Ivi compresi i cospicui programmi di buy-back visti finora) tende inevitabilmente a ridursi. Anche l’eventuale calo delle quotazioni medie azionarie può drenare la liquidità dei mercati, la quale è stata tra i principali responsabili della crescita di valore delle cripto valute sino ad oggi.

IL CROLLO DEL MERCATO GIAPPONESE HA CONTRIBUITO
Qualcuno però insinua che più che la paura dello scoppio di una bolla speculativa fortemente basata sull’intelligenza artificiale sia la crisi finanziaria del Giappone a far temere per una contrazione della liquidità dei mercati Il disavanzo del Sol Levante sta marciando verso il nuovo record del 250% del Pil. La premier Takaichi ha perciò varato una manovra da 135 miliardi di dollari. Al tempo stesso l’inflazione è arrivata al 3% facendo ipotizzare un nuovo rialzo dei tassi nella prossima riunione della Bank of Japan e, soprattutto, una stretta monetaria volta alla rivalutazione dello Yen. Il rapido aumento dei rendimenti ha perciò spinto gli operatori a chiudere posizioni in leva, generando vendite forzate in una catena che ha raggiunto mercati ben lontani da Tokyo. Tra questi il comparto tecnologico e, soprattutto, le criptovalute.

IL RIMBALZO DEL MERCATO
Come in ogni “sell-off” che si rispetti a fine giornata dello scorso Venerdì si sono visti poi dei rimbalzi, dovuti anche alla percezione del fatto che le autorità monetarie sosterranno la massa monetaria in circolazione per timore che la sua riduzione vada a determinare un rialzo dei tassi delle nuove emissioni di titoli pubblici, soprattutto in presenza di un’inflazione strisciante che potrebbe tornare a rialzare la testa.

LA FIDUCIA È COMPROMESSA ?
Sebbene dunque ci si possa attendere a breve termine un rimbalzo delle quotazioni e una serie di prese di posizione delle autorità monetarie, senza dubbio la progressione della crisi di fiducia che questo ennesimo scrollone ha provocato sui risparmiatori potrebbe non aver finito di fare danni in giro per il mondo.
Stefano di Tommaso























