LA COMPAGNIA HOLDING

SEGNALI DI FUMO

I mercati finanziari nelle ultime settimane fiutano segnali positivi e reagiscono altrettanto positivamente. Di cosa si tratta? E hanno ragione? Difficile ovviamente dare una risposta netta. Però l’aria sembra essere cambiata e tra gli operatori finanziari c’è più ottimismo, persino di fronte alle terribili dichiarazioni di volontà da parte della Federal Reserve Bank of America (la banca centrale degli U.S.A.) nella prosecuzione indefinita del rialzo dei tassi d’interesse, cui fa pedissequamente eco la Banca Centrale Europea. Il rialzo dei tassi d’interesse non può che buttare giù il valore attuale netto dei profitti futuri, principale fattore di valutazione delle imprese quotate. Eppure le borse reagiscono positivamente. Hanno ragione? Proviamo a rispondere, in punta di piedi peraltro.

 

LA CINA CORRE, L’AMERICA PROCEDE E COL CALDO CALA IL GAS

Non c’è soltanto l’aspettativa che il prodotto interno lordo cinese guidi la crescita economica dei prossimi mesi, sia per la probabile fine dei lockdown localizzati che per il balzo in avanti delle esportazioni dell’ultimo trimestre. Questo scorcio finale del 2022 sembra avere in serbo una serie di altre sorprese positive: a partire dalla straordinaria resilienza dell’economia americana al torchio senza precedenti cui l’ha sottoposta la sua banca centrale, fino alle ritrovate buone aspettative per i grandi marchi del lusso e alla ripresa dei consumi di petrolio che nonostante la straordinaria mitezza del clima autunnale.

Tutti segnali positivi che fanno ben sperare in una mini-ripresa economica mondiale o, quantomeno, in una recessione in arrivo ben più moderata di quel che sembrava essere soltanto un mese fa. Le borse ne hanno preso atto prima di chiunque altro e hanno già registrato un deciso rimbalzo. L’inflazione continua a mordere il potere d’acquisto dei consumatori e le banche centrali rialzano i tassi d’interesse e il conseguente costo del debito. E come non bastasse, dichiarano di voler proseguire su tale strada ancora a lungo.

L’ECONOMIA RESISTE, LE BORSE SALGONO, I MATERIALI CALANO

Ma ciò nonostante la crescita economica dell’Occidente (sinanco quella italiana) si mostra piuttosto resiliente. Sullo sfondo del buon andamento dei listini azionari però c’è soprattutto il fattore stagionale: tutti i numerosi gestori dei patrimoni si augurano di chiudere l’anno meno peggio di quel che poteva accadere, e poi c’è la protagonista indiscussa del mancato crollo delle borse: la famosissima signora Tina (cioè: “There Is No Alternative” all’investimento azionario) che fa dirottare grandi somme di denaro dall’investimento in titoli a reddito fisso verso il capitale delle aziende quotate, che peraltro rappresentano una delle migliori difese dalla svalutazione del denaro implicita nell’inflazione.

C’è poi la straordinaria positività del fatto che i prezzi delle materie -dopo i paurosi rialzi della prima parte dell’anno- si sono finalmente ridimensionati (l’indice azionario di riferimento per le commodities: il “S&P GSPC” è sceso del 22% da metà giugno) e lasciano sperare che l’inflazione, cresciuta come un fungo proprio sulla base di quei rialzi, si stia avvicinando al suo picco (il famoso “pivot” invocato a destra e a manca)! E se la pressione al rialzo sui prezzi al consumo dovesse venir meno anche la pervicacia nel rialzo dei tassi da parte delle banche centrali potrebbe scomparire.

E QUALCUNO FIUTA LA PACE…

L’ultimo e, forse, il più importante dei segnali positivi è l’indicazione, comunicata ai media di tutto il mondo, fornita dagli USA al governo ucraino, di non rifiutare più di sedersi al tavolo della mediazione per la risoluzione del conflitto armato, pena il disimpegno americano. Si tratta soltanto di parole, fino ad oggi, ma proviene dal maggior fornitore di armamenti a Kiev e dunque il segnale appare molto importante, anche alla luce del fatto che in queste ore la maggior parte degli americani ha già espresso il suo voto o ha già deciso per chi votare per il Parlamento, e dunque non dovrebbe esserci più alcuna retorica elettorale. Se anche soltanto un “cessate il fuoco” dovesse finalmente materializzarsi allora sarebbe più probabile anche una discesa dei prezzi di petrolio e gas e l’Europa potrebbe iniziare a tirare un bel sospiro di sollievo.

Purtroppo si tratta soltanto di aspettative, non di fatti tangibili. Non esistono certezze, né al riguardo di uno stop alla guerra e nemmeno a proposito della possibile inversione della crescita dei prezzi. Ma sembra sufficiente la sola speranza di un qualche cambiamento per ispirare ottimismo agli investitori, seppur sulla china di una probabile recessione in arrivo. Si vuole cioè sperare in un’evoluzione positiva del quadro congiunturale e, soprattutto, sembra si voglia fare di tutto perché l’anno solare non si chiuda troppo negativamente per i listini azionari: una performance particolarmente sfavorevole (si veda il grafico sotto riportato, relativo all’indice mondiale dei listini azionari) danneggerebbe non poco la fiducia che i risparmiatori ripongono sull’industria del risparmio gestito.

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indice mondiale dei listini azionari

Difficile aggiungere altro: si tratta al momento soltanto di deboli segnali di fumo, quasi di vaghe speranze. Ma di questi tempi potrebbe già essere sufficiente che esse non vengano smentite!

OGNI TRANSIZIONE È COMUNQUE UNA RIVOLUZIONE

Per i commentatori meno propensi a fantasticare, quello che stiamo vivendo quello attuale sembra dunque il classico periodo di transizione, in cui nessuno si aspetta dai listini delle borse grandi sorprese ma nemmeno grandi performances. Al tempo stesso quello attuale sembra un momento in cui gli investitori professionali approfittano per fare più “pulizia” nei loro portafogli, andando a selezionare meglio tra i comparti industriali e ancor più tra le singole imprese chi mostra migliori promesse di generazione di valore. Ogni transizione vede sempre un certo numero di soggetti che riescono a profittarne, e altri che viceversa ne risultano vittime.

Potremmo provare a dire che anche stavolta a guadagnarci sono le imprese più tecnologiche, innovative, quelle che sono state capaci di costruire marchi davvero esclusivi e quelle che sono riuscite a creare una vera dominanza. Ma è vero solo in parte: la rivoluzione talvolta è silenziosa, misteriosa, improvvisa. Non tutte le imprese tecnologiche hanno la meglio, come non tutte le grandi case del lusso fanno grandi affari. Sicuramente le tensioni internazionali hanno favorito le imprese che vendono energia, che trattano petrolio e gas e che fanno chimica. Così come il rialzo dei tassi favorisce le banche sì, ma soprattutto i grandi operatori finanziari, i grandissimi capitalisti e i fondi più speculativi.

I bradisismi sottostanti ai grandi cambiamenti contribuiscono ogni giorno a rimodellare il mondo, e non soltanto quello occidentale. Tre grandi colossi quali Cina, India e Russia stanno anche loro cambiando pelle, modificando le loro strategie e le loro priorità, e prendendo progressivamente le distanze dal modello capitalistico occidentale. Questo comporterà necessariamente anche cambiamenti nel business, nelle filiere di approvvigionamento e nelle politiche commerciali. Tutte cose per le quali servono ingenti capitali. Perciò bisogna attrezzarsi di conseguenza, tanto più se i segnali di fumo dovessero risultare azzeccati…

Stefano di Tommaso