VENTI DI GUERRA

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Sembrava che i mercati finanziari avessero adottato per sempre lo scenario standard della famosa bambola “Goldilocks” (riccioli d’oro) , quella che si muove in un mondo incantato in cui nulla è eccessivo e il sole splende sempre, e invece eccoci piombati in un battibaleno a toccare con mano una nuova diversa realtà, fatta di timori geopolitici e qualche tensione superficiale che fa pensare all’ennesimo ritorno della guerra fredda.

Sebbene i mercati finanziari vedano il loro barometro ancora costantemente rivolto verso l’alto, siamo indubbiamente passati dal “Bel Tempo” al “Sereno Variabile” ma, forse è quel che più conta, l’ago dello strumento ha iniziato a muoversi.

L’ECONOMIA MIGLIORA

Intendiamoci: l’economia mondiale è decisamente in miglior salute che non un anno fa e quella americana poi ancor di più, con la disoccupazione ai minimi storici, un Dollaro stabile e una meravigliosa stagione dei dividendi alle porte. Persino in Europa lo scenario economico migliora decisamente (con in più un pezzo di strada che le borse continentali devono ancora percorrere, mentre in America lo hanno già fatto), mentre i fondamentali dei Paesi Emergenti sono buoni, ivi compresi quelli dei colossi asiatici. Nemmeno tanto male il Giappone di Shinzo Abe, la cui economia è tornata a vedere una luce verde, anche se quasi solo per il medesimo motivo di quella europea: maggiori esportazioni verso il resto del mondo!

In questo contesto così positivo, con la Federal Reserve Bank of America impostata ad una estrema prudenza nel rialzare i tassi e ridurre i propri impieghi in titoli nel modo più “annunciato” possibile, il fulmine a ciel sereno delle manovre militari americane ha improvvisamente risvegliato l’attenzione degli operatori su quei tre o quattro focolai di guerra in medio Oriente come in estremo Oriente verso i quali si stanno rivolgendo le portaerei americane, ma anche quelle russe.

LA SCELTA DI TRUMP

Donald Trump su quelle partite (Siria, Iran e Corea del Nord, soprattutto) ha fatto una scelta, tutto sommato coerente con lo spirito che egli ha sempre dimostrato: quella di voler giocare d’anticipo, ottenendo in un colpo solo la solidarietà dell’intera sua nazione, il silenzio (economicamente ben ricompensato con gli accordi appena sottoscritti) degli eredi del Celeste Impero e, ovviamente, una secca risentita della Federazione Russa. Mentre di ciò che hanno detto tutti gli altri non poteva interessargliene di meno.

Giusta o sbagliata che sia con il senno di poi, una cosa sembra divenuta assai probabile: quella scelta avrà evidenti conseguenze sull’oceano pacifico dei mercati finanziari, dove evidentemente qualche increspatura dovrà pur riflettersi dopo i sassi lanciati su di esso.

I FONDAMENTALI SONO BUONI

Ed ecco che venerdì scorso i beni rifugio hanno subito ritrovato smalto, l’oro è di nuovo tornato in auge (come peraltro ampiamente prevedibile), gli investimenti in immobili riprendono vigore e persino le materie prime e l’energia rivedono nuove punte, come sempre accade quando tornano a galla le tensioni geo-politiche.

Sul fronte opposto le borse non temono poi granché e anzi, i titoli a reddito fisso sembrano veleggiare bene anch’essi -sintomo di una certa tranquillità generale dei mercati finanziari- ma di due importanti cose non possono che prendere atto:
– La loro volatilità non può che tornare in auge
– La liquidità che sino ad oggi ha contribuito a sostenerli si riduce, a beneficio di altre “asset class” e per effetto della riduzione degli interventi delle banche centrali.

Se al posto della liquidità interverranno a sostenere i mercati i (buoni) dati fondamentali dell’economia mondiale (come del resto era previsto: i profitti aziendali attesi per l’hanno in corso non sono mai stati così alti), allora le borse non avranno quasi alcun sussulto, altrimenti qualche piccolo tonfo sarà nell’aria.

IL RUOLO DELLE ASPETTATIVE

Ma una cosa è sicuramente cambiata e, sui mercati finanziari, essa non è mai stata di poco conto: la faccenda delle aspettative!

Se i profitti delle imprese risulteranno altissimi ma, per qualche motivo, comunque inferiori alle aspettative, se la crescita economica risulterà cospicua ma, quantomeno per i timori di guerra, un po’ meno forte di quanto si spera, se i prezzi di petrolio e commodities risulteranno elevati ma, a causa di un eccesso di offerta, magari non troppo rispetto a quanto si sperava, ecco che le elevate aspettative dei mercati, legate alla “reflazione”, alla crescita economica e al crescente valore delle imprese, risulterebbero deluse ed ecco che, quantomeno, una certa volatilità dei mercati potrebbe rimpiazzare lo scenario “Riccioli d’Oro” visto fino ad oggi per poco meno di un anno.

Io resto ancora dell’idea che la riforma fiscale impostata da Trump sarà probabilmente un successo, che la tormentata Unione Europea (anche a causa delle minacce dei partiti nazionalisti) riuscirà a trovare la volontà di migliorare il proprio governo, che molti Paesi asiatici continueranno a investire per un futuro migliore, che il resto del mondo potrebbe avere davanti a sé anni di crescita pacifica.
Qualche missile e qualche manovra militare non hanno il potere di sradicare tutto ciò.

Ma, dal punto di vista dei mercati finanziari, le aspettative potrebbero essere deluse e spesso la tempistica conta più del risultato. È soprattutto per questo motivo che gli indici di borsa potrebbero accusare qualche sussulto!

 

Stefano di Tommaso