La fatica di Uber

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L’ingresso di Uber sul mercato -è risaputo- ha rovinato il sonno a molte categorie di interessi, a molti lobbisti e a molti concorrenti.

Uber per prima ha concepito l’idea di cambiare il paradigma del trasporto urbano privato. Anche per questo è la società che più di ogni altra è riuscita a raccogliere molto denaro senza ancora quotarsi in Borsa.

Ad oggi infatti finanziatori e investitori privati le hanno profuso quasi 13 miliardi di dollari e nell’ultimo aumento di capitale Uber è stata valutata quasi 68 miliardi di dollari, un terzo in più della capitalizzazione di General Motors e un multiplo di FCA.

Con il successo di Uber non è soltanto la categoria (protetta) dei tassisti a rischiare le proprie tariffe da favola (in Italia più alte che a New York o a Londra), bensì anche i corrieri espressi, i giganti del commercio elettronico e addirittura quelli dell’industria automobilistica.

Uber ha infatti rivolto cospicui investimenti in direzione dell’automobile che guida da sola, scavalcando nella sua corsa non soltanto i produttori di componentistica, bensì anche calibri come Intel (che controlla da poco Mobileye), Google (che controlla Waymo) e Tesla e provocando la loro avversità.

Ciò nonostante Uber aveva coraggiosamente annunciato l’hanno scorso di essere in procinto di avviare un servizio di taxi con elevato livello di autonomia.

I tentativi di incastrarne il leader con un processo per molestie sessuali, le proteste poste dai luddisti conducenti, gli ostacoli sopraggiunti dai regolatori, l’esodo di personale infedele che ha preferito farsi pagare caro per passare alla concorrenza e mille altre trappole non l’avevano finora fermata nella sua corsa per rivoluzionare le strade del mondo.

Ma venerdì sera è accaduto dell’altro: uno scontro tra un’auto sperimentale di Uber e una privata le fa rischiare l’ennesima battaglia legale, che si porterà dietro uno stop ulteriore nelle sperimentazioni.

Non ci sarebbe nulla di strano, se l’accurata ripresa audiovideo dell’incidente effettuata dal veicolo automatico non lasciasse chiaramente supporre che il guidatore del veicolo privato che si è scontrato con l’auto sperimentale Uber abbia lui inequivocabilmente (e stranamente)determinato l’incidente.

Che l’abbia fatto apposta non riuscirà forse nemmeno una perizia psichiatrica a provarlo ma -è risaputo- a pensar male si fa peccato, però…

 

Stefano di Tommaso