Il ritorno dello spread

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Tra le tante buone notizie del 2017 ce n’è una che è meno buona delle altre e riguarda le difficoltà in termini di credibilità, affidabilità e prospettive future del sistema-paese nostrano.

Un riaprirsi dello spread (divaricazione) tra i tassi di interesse impliciti nelle quotazioni dei nostri titoli di stato decennali e quelli della nazione leader dell’Unione Europea (la Germania) significa purtroppo quanto appena scritto e tanto altro ancora.

Significa innanzitutto il timore che l’eccesso di debito pubblico italiano possa frenare la crescita del Paese e ridurre la sostenibilità del suo debito, non tanto in termini di capacità di pagarne gli interessi, oggi risibili, quanto in termini di capacità di rimborso del medesimo.

Significa poi il timore che possa presto essere rimosso l’ombrello europeo che la Banca Centrale di Francoforte ha posto a riparo dalla speculazione internazionale contro i titoli di stato italiani. O anche solo ridotto, come da tempo auspica la Germania, il nostro più importante partner politico ma anche il nostro peggior concorrente sui mercati di sbocco di tutto il mondo dei nostri prodotti e servizi.

Significa infine il timore di un nuovo acuirsi delle tensioni internazionali, di cui quelle europee non sono che una minima parte (si pensi per esempio alla polveriera iraniana, israeliana e nel golfo arabico o ai possibili sussulti che potrebbero derivare dall’eccesso di iniziativa del presidente turco Erdohan) , sebbene a noi forse interessino maggiormente dal punto di vista economico e finanziario.

L’anno appena iniziato sembra infatti tradire una certa possibilità che, nonostante il mondo possa tornare a sperare in una miglior crescita economica e in una più stabile base per i mercati finanziari, le tensioni internazionali non si riducano, o almeno non immediatamente, in medio oriente come nel continente asiatico, come pure in Europa dove i prossimi 23 Aprile e 7 Maggio si terranno le elezioni presidenziali francesi (che potrebbero cambiare i connotati all’Unione in caso di vittoria di Marine LePen) e dove, subito dopo l’estate, il 24 Settembre, si terranno le elezioni parlamentari tedesche, altrettanto importanti per comprendere le sorti della casa comune e della divisa unica.

Difficile dire se le tensioni geo-politiche e comunitarie porteranno i mercati finanziari a ritirarsi, gli investmenti produttivi ad essere rinviati, i consumi a restringersi. Difficile è però che ciò avvenga, dal momento che i “fondamentali” dell’economia globale sembrano poggiati sulla roccia dello sviluppo demografico, delle nuove tecnologie e del progressivo consolidamento dei settori economici più tradizionali.

Attenzione e circospezione perciò, ma non pessimismo, è il quadro che emerge dalla sfera di cristallo di piazzetta Belgioioso. Buon carnevale a tutti !

Stefano Di Tommaso